TITOLO: Harry Potter e la Maledizione dell’Erede
AUTORI: J. K. Rowling, John Tiffany, Jack Thorne
VOTO: ⭐⭐
È sempre stato difficile essere Harry Potter e non è molto più facile ora che è un impiegato del Ministero della Magia oberato di lavoro, marito e padre di tre figli in età scolare. Mentre Harry Potter fa i conti con un passato che si rifiuta di rimanere tale, il secondogenito Albus deve lottare con il peso dell’eredità famigliare che non ha mai voluto. Il passato e il presente si fondono minacciosamente e padre e figlio apprendono una scomoda verità: talvolta l’oscurità proviene da luoghi inaspettati.
Ed eccoci qui, finalmente, con la recensione sul libro che da mesi sta facendo parlare di sé: Harry Potter e la Maledizione dell’Erede.
Di norma odio spoilerarmi qualcosa, perché altrimenti durante la lettura mi rovino l’effetto sorpresa, ma in questo caso sono andata a leggermi la trama il giorno dopo l’anteprima della rappresentazione teatrale, perché sapevo che non avrei visto lo spettacolo e non volevo leggere il libro in inglese. Naturalmente, dopo qualche giorno è stato detto che lo sceneggiato sarebbe stato tradotto anche in italiano… anzi, figuratevi che adesso parlano pure di un tour mondiale!
Ma va be’… diciamo che il mio stato è passato da «Oh, che bello! Un nuovo libro di Harry Potter! Non vedo l’ora di leggerlo!» a «Devo assolutamente leggere questo libro! Vi prego, ditemi che gli spoiler sono falsi!».
In effetti devo ammettere che gli spoiler dipingono in modo disastroso l’ottavo capitolo della saga (definito tale dalla Rowling), facendolo sembrare una fanfiction da quattro soldi scritta dal peggiore dei fan e un’accozzaglia di fatti incoerenti uniti a casaccio tra loro. Come trama non è all’altezza degli altri libri e ha i suoi punti deboli – oltre a qualche erroruccio che esamineremo più avanti – ma non è poi così terribile. Per esempio, la questione della GiraTempo che ha fatto storcere il naso ai più (me compresa), nel libro prende un senso e non risulta essere così incoerente come pensavo.
Prima di cominciare a parlare della trama, vorrei spendere qualche parola per il modo in cui è stato scritto questo libro, ovvero lo stile copione. Ovunque, anche sulla copertina, è riportato che questo non è un romanzo, ma lo scriptbook della rappresentazione teatrale; nonostante questo c’è gente che si lamenta perché il libro è costituito perlopiù da dialoghi. E, diamine, come vi aspettate che sia scritta una rappresentazione teatrale?
Purtroppo lo stile copione è molto odiato (non ne ho ancora capito il motivo, alcuni affermano che questo stile è utilizzato solo da gente che non è in grado di scrivere – quell’“inetto” di Shakespeare si sta rivoltando nella tomba), quindi diffidate da quelle voci che affermano che il libro è scritto malissimo, perché non è affatto vero. È scritto davvero bene e sono presenti più descrizioni di quello che immaginassi: se prendete un classico libro scritto sottoforma di sceneggiato – prendiamo in esempio Amleto –, le descrizioni non vanno oltre l’“Entra Tizio” e l’“Esce Caio”. Quindi, ce ne fossero di libri in stile copione scritti in questo modo!
Insomma, se odiate lo stile copione a prescindere, vi sconsiglio vivamente la lettura di questo libro, ma questo non significa che sia scritto da cani.
Ultimo appunto che potrebbe interessare a qualcuno: nel libro si tiene buona la nuova traduzione, quindi – per capirci – non incontriamo la professoressa McGranitt, ma la professoressa McGonagall. Io nella recensione uso i vecchi nomi perché, per me, ormai sono quelli i nomi dei personaggi.
Okay, da adesso comincio a parlare della trama, quindi saranno presenti degli spoiler. Se non hai ancora letto il libro e non vuoi rovinarti l’effetto sorpresa, non andate oltre. Tieni solo conto del fatto che, nonostante tutto, consiglio la lettura di questo libro. Soprattutto ai fan di Harry Potter.
Il libro comincia nello stesso modo in cui finisce Harry Potter e i Doni della Morte: diciannove anni dopo la Seconda Battaglia di Hogwarts, Harry e Ginny si stanno dirigendo alla stazione di King’s Cross insieme ai tre figli, per accompagnare i primi due che stanno per cominciare il loro anno scolastico a Hogwarts. Conosciamo tutti la scena in cui Albus Severus, secondogenito dei Potter, teme di essere smistato tra i Serpeverde e si confida col padre; quest’ultimo lo rassicura dicendogli che egli stesso porta il nome di un Serpeverde e che, se per lui è così importante, può dire al Cappello Parlante quale Casa preferisce.
Harry cerca di essere un buon padre con il figlio, peccato che il ragazzo sembra essere un povero idiota e si dimentica di questo discorso nel giro di qualche secondo: una volta smistato in Serpeverde, infatti, si mette in testa che il padre lo odia per questo motivo e attribuisce a lui il motivo della sua infelicità. Oh, emerita testa bacata, ma ti pare che tuo padre avrebbe speso tutte quelle belle parole, se odiasse a prescindere i Serpeverde? Ti pare che ti avrebbe dato il nome di un Serpeverde, tra l’altro direttore di suddetta Casa a Hogwarts?
Ammetto che Albus non è tra i miei personaggi preferiti di questo libro. Anzi, ho trovato alcune sue uscite veramente fastidiose e in certe occasioni mi sarebbe piaciuto se Harry lo avesse preso a sberle. Per esempio nel momento in cui Harry gli regala la coperta che lo avvolgeva il giorno della morte dei suoi genitori e quel senza cuore di Albus non solo disprezza il pensiero, ma si mette anche a deridere il padre. Va bene che è giovane e non capisce il valore simbolico delle cose, ma quando gliela rovina… Harry avrebbe dovuto portarlo in bagno e affogarlo nel water!
In altre occasioni mi ha fatto tenerezza, invece, e capisco il suo desiderio impellente di compiere qualcosa di strabiliante.
La vita di Albus a Hogwarts non è facile: essendo il figlio del grande Harry Potter tutti si aspettano grandi cose da lui, ma iniziano a prenderlo in giro quando si dimostra essere imbranato nel Quidditch e non eccelle nelle altre materie scolastiche. Quando arriva a scuola tutti cadono ai suoi piedi e lo ammirano solo perché è un Potter, ma cominciano a denigrarlo quando viene smistato in Serpeverde, considerata ancora la Casa degli studenti cattivi. Peggio ancora, è amico con Scorpius Malfoy, che si vocifera essere il figlio di Lord Voldemort – il fatto che sia identico al padre non suggerisce molto ai maghi, che sembrano essere molto disinformati sulla genetica.
Insomma, Albus socializza solo con Scorpius, non è bravo a scuola e qualcuno lo definisce pure “Magonò”, la maggior parte dei compagni di classe lo etichetta come la “delusione” di casa Potter… alla fine non mi stupisco se ‘sto povero ragazzo decide di compiere un gesto eroico per dimostrare a tutti che anche lui vale qualcosa, che anche lui può essere all’altezza del padre. Naturalmente coinvolgerà nel suo gesto eroico anche Scorpius ed è un miracolo se la McGranitt, alla fine, non dà fuoco ad entrambi.
C’è solo una cosa che non capisco: perché, essendo un Potter, tutti si aspettano grandi cose da lui e nessuno prende in considerazione James Sirius e Lily Luna? I due si vedono pochissimo, ma non sono infelici come il fratello e non sembra che i compagni di classe si aspettino grandi cose da loro… James è il degno nipote di suo nonno, quindi possiamo aspettarci che bullizzi un compagno di classe o diventi un Animagus all’insaputa di tutti.
Origliando una conversazione tra il padre e un “certo” Amos Diggory, Albus viene a conoscenza del fatto che durante il quarto anno scolastico di Harry si è tenuta, a Hogwarts, una competizione denominata Torneo Tremaghi e che, durante l’occasione, è stato ucciso un ragazzo di nome Cedric Diggory. Inoltre, viene a conoscenza del fatto che al Ministero della Magia sarebbe custodita una GiraTempo, quindi gli viene la brillante idea di rubarla per poter viaggiare nel tempo e salvare la vita a Cedric.
Ipotizziamo pure che Albus non sappia, nel dettaglio, cosa fa una GiraTempo – d’altronde esse sono state tutte distrutte durante l’Ordine della Fenice, quindi non mi stupirei se nessuno glielo avesse mai spiegato –, cosa fa pensare ad Amos che possano usarne una per salvare la vita a Cedric? Il Ministero stesso non sa quali funzionalità ha questa particolare GiraTempo, in quanto non l’ha ancora provata, quindi come fa Amos a dare per scontato che ha la possibilità di viaggiare nel tempo per decenni?
Due cose mi hanno lasciato particolarmente perplessa (in realtà sono tre, ma dell’altra parleremo più avanti): il fatto che a Harry faccia ancora male la cicatrice e che sappia parlare Serpentese. È stato ribadito anche in un’intervista fatta alla Rowling che Harry riusciva a parlare Serpentese e la cicatrice gli faceva male per via del collegamento che aveva con Voldemort; in quest’ultimo caso è stato addirittura precisato che gli fa male quando il Signore Oscuro è vicino a lui, prova emozioni forti o un’impellente voglia di ucciderlo.
Questi due punti sono inseriti a forza nella rappresentazione teatrale per rendere la trama poco più credibile ed evitare inconvenienti: se Delphi si fosse ritrovata davanti un Voldemort incapace di parlare Serpentese sarebbe stato piuttosto controproducente, anche se avrebbe potuto essere il buon pretesto per dare il via a un bel duello tra lei e Harry. Dico che sono inseriti a forza perché abbiamo la certezza assoluta che la parte del Signore Oscuro racchiusa in Harry è stato distrutto: se così non fosse stato, Voldemort non avrebbe potuto morire e l’esito della Seconda Battaglia di Hogwarts sarebbe stato diverso da quello che conosciamo.
La terza cosa che mi ha lasciato perplessa è la Pozione Polisucco. Viene usata la prima volta da Albus, Scorpius e Delphi, quando i tre si introducono nel Ministero della Magia per rubare la GiraTempo e tentare così il salvataggio di Cedric Diggory. Quando la ragazza propone di usare suddetta pozione per trasformarsi, non ci ho dato molto peso, in quanto pensavo che l’avesse preparata con un certo anticipo, pronta ad ogni evenienza. D’altronde sarebbe stato pure logico, in quanto il suo scopo principale è quello di vendicare Voldemort.
Il problema sorge quando, nel passato, Harry e company stanno pensando a un modo per incastrare Delphi ed evitare che impedisca a Voldemort di uccidere i Potter. Alla fine decidono che uno di loro deve assumere le sembianze del Signore Oscuro e quel geniaccio di Albus propone di usare la Pozione Polisucco. La cosa assurda è che non solo Hermione si dice entusiasta dell’idea – anche se poi optano per la Trasfigurazione –, ma Ron afferma l’impossibilità di usare quella pozione, in quanto per usarla è necessario avere un pezzetto della persona in cui ci si vuole trasformare e loro non hanno un pezzetto di Voldemort.
Prego? Per fare la Pozione Polisucco ci vuole un mese – trenta fottutissimi giorni – e loro hanno a disposizione solo poche ore; quindi avere o non avere un pezzo di Voldemort è sicuramente l’ultimo dei loro problemi!
Ora, capisco che la magia ha fatto progressi e che le GiraTempo sono la versione ridotta e aggiornata della DeLorean, ma il tempo di ebollizione o di cottura di un elemento non può avere un cambiamento così drastico, a meno che non se ne vogliano alterare gli effetti. Vista la situazione, non credo che i nostri protagonisti fossero intenzionati a fare nuove sperimentazioni.
Vorrei spendere un paio di parole anche su Rodolphus Lestrange; il personaggio non è presente nel libro, ma viene solo nominato da Delphi, quando rivela che è stato proprio lui a crescerla in gran segreto. Che dire, deve avere un grandissimo cuore se, dopo essere stato cornificato dalla moglie, decide di crescere il frutto del suo tradimento.
Scherzi a parte, ciò che mi interessa sapere è cosa ci fa Rodolphus fuori da Azkaban. Ciò che dice Delphi, in effetti, è piuttosto fraintendibile, in quanto dichiara di essere stata cresciuta dall’uomo quando lui ha fatto ritorno da Azkaban. Ritorno?
Al di là del fatto che sia stato arrestato dopo la Seconda Battaglia di Hogwarts per aver creato “trambusto” insieme ad altri Mangiamorte, non dimentichiamoci che Rodolphus si era già beccato un ergastolo per aver torturato – insieme a Bellatrix – i coniugi Paciock. Va bene che poi è scappato, ma questo l’ha reso un ricercato, non ha annullato la sua pena!
Delphie… in realtà non so come inquadrare il suo personaggio, certo non mi sarei aspettata di ritrovarmi davanti la figlia di Voldemort. Oddio, probabilmente anche lui ha bisogno di soddisfare certi bisogni fisiologici, ma forse mi convincerebbe di più una sorta di fecondazione assistita magica (?)
Infine, vorrei parlare un po’ anche di Draco, che, secondo me, è il personaggio meglio analizzato in questo libro. Oddio, tenete conto che è scritto in stile copione, quindi la caratterizzazione dei personaggi non è approfondita e può essere compresa solo dalle loro battute… per conoscerli in modo migliore bisognerebbe guardare la rappresentazione teatrale – che deve essere qualcosa di spettacolare, motivo per cui spero in una futura uscita di un DVD.
Già alla fine dei Doni della Morte abbiamo avuto la possibilità di dare un’occhiata a un Draco diverso da quello che abbiamo conosciuto durante gli anni di Hogwarts. Crescendo in una famiglia sostenitrice della magia oscura e che odia i figli di Babbani, Draco viene presentato come un ragazzo cattivo e razzista. Gli viene presentata un’unica strada e penso che sia logico se decide di scegliere quella strada.
Col passare degli anni, però, scopre che c’è anche un’altra strada e, forse anche grazie ad Astoria, si distacca dagli ideali della sua famiglia e cambia il suo modo di vedere le cose. Addirittura va contro suo padre pur di sposare la donna che ama.
Poco prima dello scontro con Delphi dice una frase che sui Social Network è stata criticata tantissimo, proprio per gli screzi passati avuti con i Figli di Babbani: «Hermione Granger. Prendo ordini da Hermione Granger. (Hermione si volta a guardarlo, lui sorride) E mi piace anche abbastanza». Be’, io penso che questa frase sia stata inserita proprio per sottolineare il fatto che Draco è maturato e, frequentando Astoria, ha capito che è inutile fare distinzione tra Purosangue e Mezzosangue, ed etichettare i Figli di Babbani come esseri inferiori.
Insomma, nel complesso Harry Potter e la Maledizione dell’Erede è un libro senz’altro piacevole da leggere, soprattutto per i fan della saga che vengono riportati a Hogwarts, ma con un po’ troppe incongruenze. Secondo il mio pensiero avrebbe potuto essere un libro degno del resto della saga, ma questi errori sparpagliati tra le pagine mi lasciano un po’ con l’amaro in bocca.
Sarà che ormai conosco molto bene la saga e noto subito se c’è un piccolo errore, sarà che sono piuttosto puntigliosa, ma penso che questi errori si sarebbero potuti evitare facendo un po’ più di attenzione. Li vedo come delle forzature, ecco, e per questo non riesco ad apprezzare la Maledizione dell’Erede appieno e considerarlo al pari degli altri libri.
© Riproduzione riservata
È assolutamente vietato riportare altrove, parzialmente o interamente, questo articolo.
Se l’articolo ti è piaciuto, puoi sostenere il blog acquistando uno dei miei libri.
Clicca qui per leggere i titoli. I prezzi partono da 0,99 €.
